appunti

 

CIRCONVARIAZIONI SULL'ARTE

Circonvariazioni nasce da un’intuizione e da un bisogno: la percezione cioè che per comunicare sia necessario far confluire sicreticamente differenti forme espressive, e la necessità di favorire l’incontro. Il connubio fra poesia, performances, videoarte rappresenta una forma positiva di conciliazione fra linguaggi differenti, nella convinzione che il confronto e la crescita debba avvenire anche sul piano della diversità. Il luogo di accoglienza si trasforma da contenitore a laboratorio di idee, si trasforma in workshop, le pareti contengono e abbracciano insieme, assumendo e trasmettendo calore, il calore della poesia dell’immagine e della parola.

Non è da sottovalutare come in realtà ciò che sostiene questa inziativa sia lo spirito dell’incontro. Non solo l’incontro fra le persone, ma anche l’incontro con l’opera d’arte che sia in grado di generare e ri-generare coscienze insonnolite. Ecco che gli stimoli sono fra i più vari: la parola scritta e la parola udita, la poesia del corpo e del gesto, la verosimiglianza dell’immagine video. Incontri-racconti che avvicinano le persone alle altre e anche a se stesse, che invitano ad abbandonare giudiuzi e pregiudizi e che disvelano lo spirito dell’arte e la poesia delle cose.

Circonvariazioni unisce coscienze e spiriti diversi sotto il comune denominatore dell’arte. Non si presenta fra squilli di tromba, ma avanza in sordina, volutamente sfornita di una precisa identità, protesa invece nell’inseguimento di criteri e modalità di comunicazione sincretici e differenti, in un pluralismo che testimonia modernità e civiltà.

Ciò che ritengo importante da un punto di vista critico è non avere pregiudizi, ma seguire l’arte e il suo modo di esprimersi con animo aperto. Le molte iniziative che riguardano l’arte contemporanea dimostrano in maniera inequivocabile come la mescolanza, la diversità, la varietà, la convivenza di tradizione e innovazione siano una caratteristica del nostro tempo.

L’errore in cui si cade spesso è quello di cercare il valore auratico dell’opera d’arte attraverso canoni estetici superati e di rifiutare, perché non comprensibile in base ai vecchi parametri, tutto ciò che genera perplessità, fastidio o che in generale non viene capito nell’immediato. Quale funzione resta allora all’arte? L’arte deve essere in grado di precorrere i tempi e l’artista è colui che scende nella profondità delle cose vedendo anche oltre le cose stesse, interpretando il suo tempo, anticipando il tempo che verrà, sciogliendo attraverso la sua personale capacità di esprimersi il nodo di contraddizioni che costituisce la realtà nella quale viviamo. L’arte contemporanea, in tutte le sue forme e nella pluralità delle sue espressioni, ha pieno diritto anche all’assenza di giudizio, in attesa che la storia renda possibile la formazione di nuovi parametri di giudizio e di un metro adeguato alla catalogazione di tutti i moderni generi di espressione. Ha inoltre diritto ad essere osservata con animo aperto e libero, che la consideri nella sua interezza e nella sua capacità di contenere tanto le radici del passato quanto i germi della cultura futura, ed è in questa fecondità potenziale che si manifesta il suo spirito. Lo studio e la conoscenza del passato può e deve maturare una consapevolezza che nel critico e nel fruitore non sia sterile e irrigidita, ma carica e forte di quei valori che insegnano a leggere la storia e in particolare la storia dell’arte con una visione di tipo universale. Quello che trasforma la creazione di un uomo in un’opera d’arte non è tanto la sua forma, quanto la forza con cui essa riesce a trasmettere la sua “bellezza”, intesa come spirito e come valore interiore.

La sensibilità del fruitore è un elemento determinante perché l’opera d’arte possa vivere. L’opera esprime infatti una polarità per cui vive per se stessa in un modo e in un altro modo vive per il fruitore e tanto più è valida quanto più suscita effetti e percezioni differenti in differenti fruitori. E’ questo il concetto di opera aperta che ha rivoluzionato la concezione dell’arte nel ‘900 e che ha il merito di aver creato nuovi criteri estetici in rapporto con i profondi mutamenti sociali del secolo. Ciò che conta nell’opera d’arte non è tanto la sua forma, quanto la forza con cui essa impone la propria “bellezza”, intesa come corto circuito fulmineo tra sé ed il fruitore che si pone sulla sua stessa lunghezza d’onda.

Lucia Majer


Credo che uno degli strumenti per poter fruire maggiormente del "messaggio poetico" contenuto in ogni opera, consista nell'azione di ripulire il proprio sguardo dalle pre-visioni, dai pre-giudizi, per poter guardare nuovamente gli eventi e gli oggetti con gli occhi sgranati e puri di un bambino.

Applicare il concetto di "epochè husserliana", cioè di sospensione di giudizio, è l'unica via per poter godere dell'essenza di ciò che si trova dinanzi al nostro sguardo: dovrebbe essere la realtà che ci viene in-contro regalandoci doni indicibili, non la nostra volontà nel volere ricercarla.
Dis-velare la realtà, portandola alla luce per ciò che realmente è. Questo l'unico modo per comprenderla.

Amare la realtà sensibile, significa abbandonarsi ad essa come un neonato fa con sua madre. Dovrebbe essere l'oggetto percepito dai nostri sensi ad imporsi su di noi, non la nostra res cogitans ad imporsi sull'oggetto in questione.

Prima del '900 non era l'artista che con il proprio io e con il proprio divismo si imponeva nell'arte, ma era lo spirito assoluto della storia dell'arte che si imponeva sull'artista: all'artista spettava il compito di elaborare e ricercare la cultura artistica prerequisita, abbandonandosi alla sacralità di quest'ultima.
Nell'arte si dovrebbe recuperare l'aspetto iconico e apparentemente semplificato dell'immagine (semplice nella forza espressiva, non semplicistica), in modo tale che il messaggio poetico dell'opera possa radicarsi nella maggior parte dei fruitori.

E.Convento

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...SFOGLIANDO...

in principio

fu il caos,

poi la terra

dall'ampio seno,

sede eterna

del tutto,

poi

Amore

ESIODO

 

...SFOGLIANDO...

Dalla tua testa

dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte

le tue parole

le tue parole

cariche di te

le tue parole,

madre

le tue parole,

amore

le tue parole,

amica

N.HIKMET

 

... SFOGLIANDO...

Ma il debole sorriso

sfuggente non è

di timidezza;

è lo sgomento,

più terribile di

avere un corpo

separato,

nei regni dell'essere

se è una colpa...

P.P.PASOLINI


Apertura al POSSIBILE della vita per VEDERE.
Apertura ontologica della persona; l'esser-ci, qui e ora.
Percezione illusoria e irrinunciabile (vedere l'essere?).
Conoscenza. La domanda sull'essere del vedere.
Identità della visione.
Immagine.
Vedere il mondo da OLTRE - la materia - immaginazione.
La Terra - immagine - materia - immaginazione.
Rappresentazione bidimensionale della vita.
Immagine cosa?
Inseguire la visione. Catturare l'immaginario.
Virtù virtuale - il linguaggio.
"Il mondo della comunicazione (?)" - parzialità/falsificazione.
Comunicare cosa? Sono - quindi - posso; non viceversa.
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Mistero infinito, tutto.
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La relazione - necessaria condizione - gioia e dolore.
La contraddizione del tentativo creativo - non impedimento, ma fattore determinante.
Identità della creazione artistica, struggimento necessario per vivere in ri-nascita.
Morte - soggetto primario dell'arte.
Coscienza del limite.
Volontà di vita.
Tensione all'infinito - contraddizione, ossia dialogo.
Fenditura nel vuoto della presenza.
La supremazia della LUCE. Oltre inatteso, inafferrabile.
Io cosa? Non basto a me stesso.
Grido di dignità umana - arte.
Il calore del poetico nei meccanismi quotidiani.
Non l'individuo, ma la persona.
Lotta intestina del quotidiano per il disinganno.
La scoperta dell'amore, unica bellezza.

Non affermazione - domanda. Presenza/assenza.
Arte: messaggera intraducibile.

Michele Favaro


Grazie Lucia per quello che hai scritto circa l'arte contemporanea, che é
poi l'arte di tutti i tempi. purtroppo il peso della tradizione, almeno qua
a verona, é ancora pressante, per chi, come me, lavora in solitudine con della cartapesta e dello spago. L'ovvietà, é quella di essere ignorata. Per
questo ti ringrazio per come la pensi e a voi tutti che mi accogliete.
Un abbraccio.

Simonetta Princivalle





... SFOGLIANDO...

L'amore

non bisogna

implorarlo e

nemmeno

esigerlo.

Deve avere

la forza di attingere

la certezza

in se stesso.

Allora non sarà

più trascinato,

ma trascinante...

H.HESSE

... SFOGLIANDO...

Ascolta,

figlio,

il silenzio

F.G.LORCA

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enzo cursaro: MorphoGenesi

 

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