
"L'esposizione "Vinile" vede la partecipazione di artisti
particolarmente diversi che si muovono, ragionano, si esprimono avendo
come riferimento il "Vinile", il disco feticcio, il suono,
la musica, l'oggetto di culto.
Il rapporto è con il suono, con la traccia, con l'oggetto in
sé, che diventa limite ma anche valvola di sfogo. Il vinile evoca
la ripetizione, la ciclicità, la ripetibilità. Ma è
anche la possibilità di seguire percorsi o, di contro, l'impossibilità
a non seguirli.
E' la libertà di definire. Di ridefinire la storia seguendone
percorsi di lettura più emotivi.
Ecco che l'oggetto, metafora ma anche oggetto fisico reale, riesce a
declinare le opere presenti all'esposizione/evento in un flusso di significati
latenti quanto perfettamente identificabili, diversi ma interpretabili
attraverso una "strada" di lettura comune.
Le opere viniliche, trasformate, negate, rivissute, ricostruite, si
accompagnano alle performance ed ai video-performance con forti segni
comuni: la rappresentazione di un divenire non concluso, e quindi il
concetto di creazione aperta, ancora interpretabile; la compresenza
di linguaggi diversi, la richiesta di una partecipazione attiva da parte
dello spettatore, reale od emotiva, la sua interazione, il senso del
rituale, l'originalità del gesto e dell'agire, l'unicità
o la possibilità di perdere identità nella ripetibilità,
il corpo umano come metafora di sé stesso, come altro da sé,
l'arte come riflessione sulle condizioni di autenticità dell'essere,
l'esperienza della realtà, l'utilizzo dei mezzi informatici,
il rapporto con i sensi , il rapporto con il corpo, il rapporto tra
corpo fisico e corpo astratto, con le sue propagini, la "teatralità"
dell'evento come vera e propria "messa in scena", e infine
quella contaminazione di segni e linguaggi verso il linguaggio della
"convergenza" dei media che si contaminano e diventano media
unico, amplificandosi o annullandosi l'uno nell'altro.
E per opposizione a questa convergenza, segni lontani e primordiali,
legati all'ancestralità dell'essere, al senso dell'uomo come
possibilità di tracciare una storia, di trasformare il presente,
tracce, segni, il corpo usato come strumento sensoriale per definire
significati, per traslare il gesto e trasformarlo in poesia.
Questi segnali diventano "Tracks", vere e proprie tracce,
segni non equivocabili nel tempo, come possibilità dell'individuo
di definire il tempo storico, nell'azione di Luciana Zabarella, Valentina
Bifera e gli Zero Beat.
Nella performance di Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani diventano
la libertà di rileggere la storia con l'assoluta libertà
di poterla reinterpretare nel presente attraverso il gesto creativo
che ridona autenticità al gesto stesso, nel suo essere spontaneo
e collettivo.
In "Zeitgeist" di Roberto Rossini, diventa una riflessione
sulla percezione e sulla presenza reale, sulla frammentazione e la frammentarietà
dell'esperienza. E' la ripetizione del tempo, la sua contemporanea presenza
che solo il rituale, il gesto estetico, permettono di scandire e rendere
unico, come possibilità di dare significato all'indefinito.
Anche i Video in realtà sono la registrazione di una performance,
di una messa in scena in cui l'oggetto Vinile, la musica come traccia
registrata, diventa l'ambiente in cui l'artista agisce, rompendo le
regole e restituendo all'oggetto di culto il suo ruolo di "oggetto
tra altri oggetti", o lo spazio del rituale e della musica in cui
è l'"oggetto musicale" ad essere protagonista, in un
rovesciamento di senso, o ancora è il corpo umano ad essere "oggetto"
animato dalla musica.
Nel Gruppo Sinestetico, il vinile come oggetto di culto, diventa il
luogo di una tavolata violenta. Masticato, sputato su un candido lenzuolo,
preso a martellate, l'oggetto feticcio ridiventa pezzetto, frammento,
materia finalmente viva di essere casuale ed artistica, opera d'arte,
con umorismo, con attacco violento, sorpresa, ma soprattutto con senso
del paradosso.
Nei Lemeh 42 la musica diventa la rappresentazione di uno spirito vitale,
che anima l'oggetto uomo rendendolo espressivo. Salvo a dovergli far
pagare questa libertà espressiva con uno svuotamento finale.
L'artista registra la casualità del gesto, tutto il contrario
della ripetizione del suono registrato, ma la sua rappresentazione scenica
non è essa stessa che feticcio.
Valentina Meli
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