LIGHT's_SHOW - VINCENZO BIAVATI/opere di LUCE



by donatella.meropiali & maria.angela brion/XX.9.12 FABRIKArte


INTRODUZIONE CRITICA/"tra luce e spiritualità"

Luce è la porzione dello specchio elettromagnetico visibile all'occhio umano.
La definizione scientifica della luce è questa e da questo semplice postulato possiamo dedurre quanto la luce sia importante per la nostra vita: senza luce non potremmo vedere.
Una frase che siamo abituati a sentire, per la nostra cultura cattolica, è "prima ero cieco, poi ho visto la luce". E' intuibile quindi come la luce abbia una funzione spirituale e non sia solo un mezzo grazie al quale la natura si palesa a noi. Vedere la luce significa chiarirsi, intuire, scoprire.
Nell'arte questo aspetto ha sempre avuto una particolare funzione: luce è veicolo divino, luce è intelligenza, forza spirituale. Ciò non toglie che l'importanza dell'elemento luce e, di conseguenza, la sua principale funzione, meglio si apprende da una definizione scientifica: il sopraccitato specchio elettromagnetico è l'intervallo di tutte le possibili frequenze delle radiazioni, cioè onde elettromagnetiche che vengono in parte percepite dai fotorecettori della retina e, attraverso segnali nervosi mandati al cervello, ci permettono di distinguere i colori l'uno dall'altro: niente di più importante per l'arte.
Tralasciando la nozionistica scientifica, la visione del colore è importante soprattutto su un piano di classificazione emozionale: ogni colore, prescindendo dalla forma, esprime una sensazione specifica, la dove, peraltro, è stata effettuata una divisione importante tra colori caldi e colori freddi. Questo significa che guardando una sfumatura (e ovviamente, di conseguenza, unendone il significato al contesto formale) abbiamo un'idea più o meno chiara di ciò che, nell'arte, si vuole esprimere.
Questo è il concetto secondo me fondamentale nell'opera di luce di Vincenzo Biavati: la monumentalità è solo questione puramente formale, è il colore il vero protagonista, creato appunto dalla luce che, nell'apparire così evidente nel contesto dell'opera, crea una suggestione illuminante che ripropone la sua già citata funzione spirituale .
Lasciando però da parte momentaneamente il ruolo, pur sempre fondamentale, che la luce e il colore ricoprono in queste opere (e la grandiosità di questi lavori, che seppur formale, svolge il compito di suggestione), vorrei addentrarmi in modo specifico in quello che trovo sia il fine ultimo di queste opere. Leggendo la posizione dell'artista circa i suoi lavori, si può leggere: "Quando vedo una persona che, guardando una mia opera si avvicina per vedere perché e come la luce fa così strani effetti, mi sento contento, perché l'opera ha, come minimo, trasmesso curiosità.". Per quanto breve, la frase penetra e analizza il concetto di arte contemporanea, ma soprattutto come questa si presenta al pubblico. Ciò che oggi chiamiamo arte si impone agli astanti con lo stupore e l'innovazione insita nelle opere degli artisti. Nonostante sia anche questo il caso delle opere di Biavati, che, torno a dire, offrono formalmente un'imponenza stupefacente, il loro motivo principale sta appunto nella curiosità che suscitano. La curiosità è dettata dallo stupore iniziale che si prova nel vedere l'opera, che si trasforma però nel vedere perché e come la luce fa così strani effetti; traducendo, questi lavoro inducono a riflettere, a chiedersi e, di conseguenza, ad informarsi sul perché delle cose.
Per rendere esplicita l'importanza di queste opere è dunque appropriato unire le tre chiavi di lettura: colore e luce, forma e curiosità, scienza e spiritualità. Sono certo elementi collegati tra loro, tuttavia distinguibili e analizzabili singolarmente. Viste nella loro integrità, quelle di Vincenzo Biavati sono opere che partono da un argomento scientifico, quello della luce grazie alla quale possiamo distinguere i colori. Abbiamo però detto che la luce forma opere imponenti, dei colossi luminosi e colorati che suscitano in noi la curiosità, fanno crescere in noi il desiderio di sapere come sia possibile il loro sviluppo nella forma. Rispondendo a queste domande, possiamo prendere due strade: una risoluzione puramente scientifica dell'essere di queste opere, oppure una visione suggestiva del particolare significato trascendente che possono acquisire. Io personalmente vedo in queste opere l'esigenza di un contatto con la natura tutta, formata dallo spazio e da chi lo vive: opere che si legano strutturalmente con l'ambiente che le ospita e che interloquiscono con i fruitori, che trasmettono l'armonia di colori suggestivi e trasparenti, che lasciano intravedere un oltre che richiama enti astratti, figure celate, impossibilità di interpretazioni assolute. Per la grandezza dell'arte, opere contemplative che, grazie all'elemento più prezioso che esista in natura, ovvero la luce, stimolano la componente più pregiata che possegga l'uomo: l'intelletto.
Andrea Giacometti


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