installazioni/video/fotografia by DIandEM/donatella.meropiali & maria.angela.brion
introduzione critica VALENTINA MELI
Il lavoro #2_to HAWA/EVA, è un percorso di metafore simboliche.
La scelta iconografica, è molto precisa e si caratterizza su tre oggetti presentati su tre strati che corrispondono ai tre diversi piani dell’edificio in cui si colloca l’installazione. Il tema prende spunto dalle immagini ormai stereotipate del mito di Eva che, proprio per questo, possono essere utilizzate al di fuori del loro contesto abituale di significato e manipolate per aprirsi all’interpretazione, ad un senso positivo.
Le metafore presenti, sono quella di Eva come colei che ha ceduto alla tentazione della mela del peccato, la mela della conoscenza, concedendo però così all’umanità di iniziare l’avventura dell’inizio della Storia. E’ solo con la cacciata dall’Eden, Eden in cui l’uomo vive nella bellezza immobile e di un tempo infinito, che si crea il cambiamento, lo scorrere del tempo, il tempo storico.
Quindi la curiosità della donna che diventa anche coraggio, intraprendenza.
La seconda metafora è quella del manichino, non come immagine superficiale e vuota della donna, bensì come immagine filtrata, archetipa, semplificata di quello che è l’essenza della donna come bellezza finissima, elegante, fluida, come forza che ruota su se stessa, come oggetto futuro.
L’ ultima metafora è quella della donna trasformata. Anche qui un oggetto diventa la rappresentazione di un concetto. La donna che si plasma al presente annullando sé stessa per adattarsi, quindi una donna che è capace di giocare tutta sé stessa.
Gli oggetti diventano vero e proprio percorso, in cui noi stessi siamo invitati a ripercorrere la storia dell’ archetipo di Eva, seguendone il naturale sviluppo architettonico dell’ambiente con cui gli oggetti si confrontano, costruendo un percorso di lettura. Quindi tre macrosegni ad altezze diverse, partendo dalle radici a salire, come un racconto verticale non scritto, ma evocato con segni ricchi più di significante che di significato.
Oggetti ormai vuoti ma ricchissimi di esteriorità.
Ed è il vuoto la vera metafora che come macrosegno emerge alla fine: il fine vuoto delle scatole di plastica, come trasparenza. Vedo non vedo. Posso non posso. Posso prendere, posso decidere. La trasparente ed esile presenza dei manichini stilizzati che si lasciano colpire dal video, rimanendo manifesti nella loro forza esile ma metafisica, enigmatica e vincente. Ed infine, la trasparenza del silicone che nasce trasparente e assume il colore che noi abbiamo deciso di dargli.
I piani in cui sono collocati questi oggetti, possono essere quindi visti come strati:
PRIMO STRATO: la metafora di Eva come inizio della storia. Quindi la mela, inscatolata, ripetuta e clonata , racchiusa ma aperta, pronta ad essere nuovamente colta. Quindi la tentazione, ma anche la possibilità di scegliere.
Eva, curiosa di natura, coglie il frutto proibito, il frutto della conoscenza e l’uomo inizia il suo percorso storico.
Nella numerologia Eva rappresenta il numero due: dal due si generano le cose, la madre, la madre genera la realtà. La donna, quindi, come colei che genera, che inizia. In questo, c’è tutta la potenza positiva ma anche la dannazione della donna.
La metafora della mela nella scatola di cristallo, ricorda l’oggetto “pop” che, invece di essere rappresentato, diventa presente e visibile in tutta la sua familiarità, in tutta la sua presenza tangibile di oggetto quotidiano.
E la scatola di cristallo, che in questo linguaggio pop diventa da cristallo a plastica, ricorda anche il sonno in cui cade Biancaneve dopo aver mangiato la mela. Anche qui, la curiosità senza prudenza della fanciulla, anziché donarle la conoscenza diventa punizione e la fa cadere in uno stato di “incoscienza” a cui solo l’incontro con la sua metà può risvegliarla.
Forse dopo aver acquisito una conoscenza e una saggezza più profonda ma pagata a cara prezzo?
Ma è presente anche la metafora della scatola, quindi la metafora della mente umana come contenitore trasparente, fragile. La scatola è libertà, protezione, divieto, subordinazione, attrazione, trasgressione. E la mela se non viene colta, ma anzi, si relega la sua bellezza solo alla sua apparenza e non viene lasciato esprimere il suo potenziale, resta simbolo sterile.
SECONDO STRATO: Sono rappresentate le possibilità di Eva, perché Eva con il cogliere il frutto proibito, ci ha aperto delle strade pericolose, difficili ma percorribili.
In questo caso dei manichini esili ed eleganti, imperturbabili, forse donne del futuro, ci lasciano vedere come una proiezione, come un’ emanazione. Una visione in cui il cerchio si chiude e la mela torna ad essere scelta di coraggio; osar attraversare il limite. Questa rappresentazione ci introduce ad un possibile futuro, ad una strada aperta, dove fuggire come in un gioco, di nuovo come una Eva bimba pronta a conquistare nuove avventure, anche incognite, anche pericolose, perché la strada di Eva da sempre è difficilmente percorribile.
TERZO STRATO: Eva come essere geneticamente modificabile, è il presente fatto di trasformazioni formali ed estetiche.
Eva diventa un personaggio da esporre, trasformato, gonfiato plasticamente, diventa arredamento, oggetto. Anche qui Eva non è presente fisicamente ma è fisicamente presente la sua metafora come oggetto. E l’ oggetto, presente quindi, come fortemente rappresentativo, rappresenta solo il corpo di questa Eva. Il corpo che non è fisico vivente, ma oggetto plasmabile, rappresentante di un edonismo estetico che insegna ad essere tutto, a patto di essere altro da sé.
Questo oggetto nella sua bellezza plastica e pop, in realtà è un oggetto violento perché ci ricorda la chirurgia plastica, emblema del tabù del corpo non perfetto, del burka occidentale che nasconde la non bellezza, con le trasformazioni del bisturi che gonfiano e plastificano il corpo.
Dopo la perdita dell’innocenza pagata da Eva, il prezzo da saldare è il dover apparire che viene chiesto dal nostro tempo. L’idea che nella società dei media il corpo, oltre ogni brutalità praticata, possa essere l’unico veicolo di significato, non per la personalità che contiene ma per la sua apparenza, per la sua esteriorità. (valentina meli)
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